Come riprendersi dopo un periodo “no”
I periodi “no”, sono spesso colpevoli di vere e proprie crisi esistenziali per la maggior parte dei giocatori di poker.Il problema che si cela dietro la difficoltà dei giocatori nel metabolizzarli sta nel fatto che questi ultimi spesso tendono a dimenticare, nel vero senso della parola, la componente di puro azzardo, che anche nel poker giocato con coscienza, anche quello dei tornei, resta fissa, aleggiando come una minaccia sul capo di coloro che faticano studiano e impiegano le loro energie per apprenderne l’arte.Prima o poi, a tutti, ma proprio tutti, dal principiante all’idolo pokeristico da WSOP capita una o una serie di Bad Beat. Non è un dramma, fa parte, come qualcuno dice, dei rischi del mestiere, ed in quel caso come i campioni hanno imparato a convincersi, la bravura presunta o reale del giocatore, può davvero poco.Ma qui mi fermo e apro una parentesi che ritengo sia molto importante, perdonatemi se perdo qualche riga per apportare delle specifiche.Non tutte le bad beat sono tali. Non tutti i periodi non sono inevitabili.Può succedere che la serie di giocate terribili in cui incorriamo venga da noi definita periodo no, ma in realtà stiamo soltanto “coprendo” un periodo in cui non abbiamo voglia, o testa, per impegnarci seriamente nel gioco.Prima di ogni cosa, quello che è essenziale in una buona carriera da giocatore di poker è la sincerità con sé stessi. Il prenderci in giro ed il nascondersi dietro le due fatidiche paroline non fa altro che peggiorare la nostra situazione.Sincerità e presa di coscienza dunque, soltanto se esistono questi presupposti possiamo lavorare sulla nostra “risalita”.Dunque, appurato quindi che la sorte può concedere giornate di sole e scivoloni assurdi senza alcuna soglia di prevedibilità, vediamo come affrontare la cruda verità in occasione di una bad beat, e come rialzarsi da terra dopo una caduta clamorosa.Prima di tutto tocca metabolizzare, elaborare la caduta, come se fosse un lutto, qualcosa che non dipende da noi, e che cambia la nostra vita a prescindere da ciò che scegliamo di fare. Una bad beat è padrona del nostro gioco quando vuole, è inutile martirizzarsi e psicoanalizzarsi per ore, probabilmente non riusciremo a capire i nostri errori semplicemente perché la nostra caduta non dipende da questi, spesso non li troviamo nemmeno.L’autocritica è sempre utilissima, per carità, fino a che non diventi distruttiva, se vediamo che studiando lo storico delle mani, il nostro modo di giocare, l’adattamento allo stile dei nostri avversari, non giustifica assolutamente le nostre perdite non riduciamoci al circolo vizioso dell’auto commiserazione, accettiamo il fatto compiuto e guardiamo avanti.I periodi no lasciano sempre e comunque una scia di sfiducia, di frustrazione e di impotenza dietro di loro. Questo è naturale, ma il segreto per la ripresa è uno solo. Canalizzare questi sentimenti negativi in pensieri ed azioni positive.Le bad beat possono distruggerci, è vero, ma possono renderci più forti, meno influenzabili e molto più determinati.La sfiducia deve essere compensata con pensieri consapevoli come “Ho fatto il meglio, se il fato ha voluto così la colpa non è mia”. L’auto-convincimento di poter continuare a fare le cose per bene nonostante lo scivolone ci permette di riguadagnare forza e determinazione.Anche la frustrazione, o la rabbia repressa, possono aiutarci a cambiare la nostra sorte, guai però a ripercuotere la rabbia sul nostro stile, non lasciamoci tentare a esagerare le puntate e a giocare mani indecenti solo per “agevolare” la sorte. Avremmo sicuramente l’effetto contrario.Quanto all’impotenza, è un sentimento che blocca il nostro gioco, ci lascia apatici, incapaci di reagire e spesso spinge i più deboli ad abbandonare addirittura i tavoli da gioco.Bada bene, prendersi una pausa ragionata dal poker non è sempre un male, può servire a riposare il cervello, riprendere fiducia in sé stessi e ricaricare le pile per riaffrontare a testa alta il gioco.
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